Scoppia il caso dell’obitorio dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. Il video delle condizioni della struttura è diventato virale nelle scorse ore. “Il caso” esplode a seguito della formale segnalazione di un’avvocata che ha documentato con foto e video una situazione definita ‘indecorosa’ e ‘devastante’ vissuta personalmente all’inizio di gennaio 2026. I locali appaiono fatiscenti e privi di qualsiasi controllo. Secondo quanto denunciato, i corpi dei defunti vengono lasciati incustoditi lungo i corridoi su barelle intaccate dalla ruggine e sporche di sangue”.
Ma ci sarebbero dettagli ancora più raccapriccianti: “I familiari – prosegue il messaggio – sono stati costretti a una macabra ricerca, sollevando uno a uno le lenzuola di altri corpi ammassati senza ordine per riuscire a identificare il proprio caro.
L’identificazione, in totale spregio delle norme, era affidata unicamente a un nome scritto con il pennarello direttamente sulle lenzuola, spesso lerce e avvolte in modo grossolano”.
La direzione dell’ospedale ha già avuto modo di spiegare a complessità della problematica. L’edificio dell’obitorio è sottoposto a vincolo anche dalla soprintendenza e per poter effettuare la ristrutturazione è stato acquisito uno specifico finanziamento che permetta di adeguare i locali nel rispetto della loro storicità. Grazie alla recente disponibilità dei fondi, sono in corso le procedure per effettuare i lavori”.
La direzione prova a spiegare anche il caos visibile nelle immagini: “Nello stesso edificio, inoltre, si trovano anche i locali dell’Unità di Anatomia Patologica, una struttura essenziale che effettua circa 20.000 esami istologici ogni anno. Per garantire la continuità operativa dell’obitorio e della anatomia patologica, l’ufficio tecnico sta predisponendo altri locali presso cui attivare temporaneamente le funzioni dell’obitorio e dell’anatomia patologica, per il tempo necessario all’effettuazione dei lavori. La necessità di intervenire sull’intero ospedale ha fatto sì che la direzione dell’azienda desse la massima priorità a rinnovare i reparti di degenza e i luoghi di assistenza: in tre anni sono stati risistemati diciotto reparti e un intero padiglione”.








