Emerge dalle testimonianze raccolte tra il personale dell’ospedale Monaldi nell’inchiesta sulla morte del piccolo. E a Bolzano, secondo il Nas di Trento, il ghiaccio secco sarebbe stato versato nel contenitore da una operatrice non specializzata.
L’ok all’arrivo del cuore da Bolzano sarebbe giunto 4 minuti dopo il “clampaggio”, cioè l’espianto dell’organo malato dal piccolo paziente. E il ghiaccio secco nel contenitore isotermico di vecchia generazione sarebbe stato versato da una operatrice non specializzata presente all’interno della sala operatoria dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, ma ciò sarebbe avvenuto dopo l’ok dell’équipe napoletana. È quanto emergerebbe dalle testimonianze raccolte tra il personale dell’ospedale Monaldi di Napoli e dagli accertamenti depositati dai carabinieri del Nas di Trento già trasmessi alla Procura di Napoli.
Al momento, dunque, le responsabilità resteranno circoscritte alla sola équipe dell’ospedale Monaldi. Dalle testimonianze raccolte tra i presenti nella sala operatoria a Napoli, poi, emergerebbero «particolari scioccanti» secondo quanto riferisce l’avvocato della famiglia del piccolo.
Particolari scioccanti si riferisce al blocco di ghiaccio che si era formato intorno al cuore arrivato per il trapianto. Secondo la testimonianza di uno dei sanitari presenti nella sala operatoria del Monaldi, acquisita dagli investigatori, «il cuore era una pietra durissima» quando è stato prelevato dal box-frigo giunto da Bolzano.
Molti gli iscritti nel registro degli indagati dal primario di Cardiologia e trapianti dell’ospedale Monaldi, il medico che ha impiantato l’organo e coloro che si dovevano occupare del trasporto da Bolzano a Napoli. Per tutti, il reato ipotizzato dalla Procura di Napoli è omicidio colposo per negligenza, imprudenza e imperizia.








