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Home » Propaganda camorristica sui social: minacce ai pentiti attraverso TikTok

Propaganda camorristica sui social: minacce ai pentiti attraverso TikTok

di Redazione
Luglio 30, 2024
in News
Tempo di lettura: 2 minuti
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Propaganda camorristica sui social: minacce ai pentiti attraverso TikTok
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La propaganda camorrista ha trovato una nuova piattaforma per diffondere minacce e intimidazioni contro i collaboratori di giustizia. Dalle aule di tribunale e dalle canzoni neomelodiche, i clan si sono spostati sui social network, utilizzando TikTok per continuare la loro opera di discredito. Gennaro Panzuto, ex boss del clan Piccirillo di Mergellina e attuale collaboratore di giustizia, è stato bersaglio di accuse e minacce tramite video virali pubblicati sulla piattaforma cinese.

In passato, i pentiti venivano colpiti attraverso lettere anonime e canzoni neomelodiche. Un esempio è il brano “Femmena d’onore” di Lisa Castaldi, che dipinge i pentiti come traditori e bugiardi. Oggi, invece, la musica ha lasciato il posto ai social media, in particolare TikTok, dove i video diffamatori sono diventati il nuovo mezzo per intimidire e minacciare.

Nei video pubblicati su TikTok, Panzuto viene accusato di essere un infame per aver collaborato con la giustizia. I video contengono messaggi che lo deridono per non aver scontato la pena in silenzio, insinuando che avrebbe dovuto mantenere l’onore della sua famiglia. “Se eri uno buono non ti buttavi in caserma ma ti facevi la galera zitto e muto appuntandoti la medaglia della tua famiglia. Invece tu hai fatto l’infame, tutto il mondo lo sa che sei un infame,” si sente nei video.

Il deputato dell’alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli ha denunciato come i social network siano diventati strumenti di propaganda per i clan camorristici. Secondo Borrelli, i criminali utilizzano le piattaforme per attirare giovani con promesse di denaro, potere e status, diffondendo messaggi che glorificano la vita criminale e minacciano chi si oppone. “Molti danni sono già stati causati da tale fenomeno e non solo in termini culturali,” ha affermato Borrelli. “Molte risse, sparatorie e accoltellamenti sono stati gli epiloghi di diverbi nati proprio in rete tra bande di giovanissimi.”

Borrelli ha sottolineato la necessità di una maggiore moderazione dei contenuti sui social media e l’introduzione di una legge che preveda il reato di apologia mafiosa. I video contro Panzuto, segnalati da diversi utenti, dimostrano come i social media possano avere un impatto reale e pericoloso sulla vita quotidiana.

L’utilizzo dei social network da parte della camorra rappresenta una sfida significativa per le autorità e per la società. È fondamentale che ci sia una risposta adeguata per limitare la diffusione di contenuti criminali e proteggere coloro che collaborano con la giustizia, garantendo che le piattaforme digitali non diventino terreno fertile per la propaganda mafiosa.

 

 

 

Tags: tiktok
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