Querela per diffamazione a mezzo stampa è stata presentata nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido, questa mattina, dall’avvocato dei genitori di Domenico, il bambino di due anni deceduto dopo il trapianto all’ospedale Mondaldi di Napoli di un cuore danneggiato durante il trasporto dal Bolzano. La querela fa riferimento a quanto detto a una giornalista del programma televisivo Mi manda Rai 3 da Oppido, che il 23 dicembre scorso guidava il team che ha effettuato il trapianto al Monaldi.
La frase incriminata è quella, “abbiamo detto tutto dall’inizio”, pronunciata al telefono dal medico, ritenuta nel contesto televisivo e nell’ambito della vicenda clinica del bambino, “lesiva dell’onore e della reputazione della querelante Mercolino Patrizia”. “Ho presentato una querela per diffamazione a mezzo stampa in continuazione del medesimo reato criminoso, quindi anche per reato continuato in merito al tentativo di occultamento”, dice all’AGI l’avvocato.
Sostenendo che ai genitori era stato detto tutto dall’inizio, spiega Petruzzi, Oppido “ha diffamato la mia assistita, dicendo praticamente che avrebbe reso delle false dichiarazioni ai pubblici ministeri e lo ha detto a una giornalista che si è presentata come giornalista di Mi manda Rai 3”. “Se fosse come dice lui, la mia cliente avrebbe commesso un reato: false dichiarazioni all’autorità”, sottolinea. Nella denuncia depositata presso l’Ufficio notizie di reato al Palazzo di giustizia di Napoli, viene evidenziato che quella frase riguardante le informazioni fornite ai familiari dopo il trapianto non è una semplice difesa personale resa in sede extraprocessuale dal cardiochirurgo indagato per omicidio colposo e falso in cartella clinica, bensì una pubblica smentita della madre del piccolo Domenico, diffusa attraverso un mezzo televisivo di portata nazionale, “che implica necessariamente la falsità di quanto da lei dichiarato e denunciato nelle sedi ufficiali”, si legge nel documento che l’AGI ha visionato.
querela, che con ogni probabilità andrà a integrare quella iniziale che ha dato origine alle indagini che vedono indagate sette persone tra cui Guido Oppido per omicidio colposo e falso in cartella clinica, dopo aver sottolineato anche quest’ultimo aspetto del procedimento giudiziario, rileva che la presunta condotta diffamatoria, oggetto della querela presentata oggi, “non costituisce un episodio isolato, bensì si inserisce in un più ampio e organico disegno criminoso doloso già profilatosi nelle condotte anteriori poste in essere da Oppido e già oggetto dei precedenti atti di querela”.










