Dopo le proteste nel carcere di Pisa, Nadia Di Rocco chiede un intervento urgente: “La tensione non può essere ignorata”
PISA – 1 OTTOBRE 2026
Le immagini della protesta nel carcere Don Bosco di Pisa hanno riportato sotto i riflettori la crescente tensione all’interno degli istituti penitenziari italiani.
Nadia Di Rocco, presidente dell’associazione Quei Bravi Ragazzi Family, ha seguito direttamente la diretta trasmessa online da alcuni detenuti durante la protesta e ha rivolto loro diversi appelli affinché la situazione non degenerasse.
«Ho assistito in diretta a quelle immagini e sono rimasta profondamente preoccupata. Ho sentito il dovere di parlare ai detenuti e invitarli a non mettere a rischio la propria vita e quella degli altri. Ma ciò che hanno raccontato non può essere ignorato».
LE DENUNCE DEI DETENUTI: “IGIENE, SANITÀ E FARMACI”
Durante la diretta, i detenuti hanno denunciato anche problemi legati alle condizioni igieniche e sanitarie dell’istituto, riferendo difficoltà nell’accesso all’assistenza medica e alla disponibilità di farmaci.
Nel corso delle loro testimonianze è stata inoltre segnalata la presenza di casi di scabbia.
Si tratta di dichiarazioni rese pubblicamente dai detenuti e che, proprio per la loro gravità, necessitano di immediate verifiche da parte delle autorità competenti.
«Se una persona detenuta denuncia di non riuscire ad avere cure, farmaci o condizioni igieniche adeguate – sottolinea Di Rocco – non possiamo limitarci ad ascoltare e poi voltare pagina. Bisogna verificare, accertare e, se necessario, intervenire».
PISA: 303 DETENUTI PER 195 POSTI
A rendere ancora più delicato il quadro è il sovraffollamento.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 19 settembre 2026, la Casa circondariale di Pisa dispone di 195 posti regolamentari a fronte di 303 detenuti.
Una condizione che inevitabilmente aumenta la pressione all’interno dell’istituto e rende ancora più complessa la gestione quotidiana sia per la popolazione detenuta sia per il personale penitenziario.
L’ARTICOLO 27 DELLA COSTITUZIONE
Nadia Di Rocco richiama anche il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.
«Il carcere deve garantire sicurezza e rispetto delle regole, ma deve anche offrire un percorso concreto di trattamento, responsabilizzazione, formazione, lavoro e reinserimento sociale. La rieducazione non può rimanere soltanto un principio scritto nella Costituzione».
L’APPELLO AL MINISTRO NORDIO
L’associazione chiede al Ministero della Giustizia un confronto urgente sulle condizioni degli istituti penitenziari, con particolare attenzione al sovraffollamento, all’assistenza sanitaria, all’igiene e ai percorsi di trattamento.
«Non chiediamo privilegi per nessuno. Chiediamo che vengano rispettati i diritti previsti dalla legge e che siano tutelati anche gli agenti della Polizia Penitenziaria, che ogni giorno lavorano in condizioni difficili».
Poi l’appello diretto al Ministro:
««Ministro Nordio, ascolti ciò che sta accadendo prima che sia troppo tardi. Non aspettiamo che una protesta si trasformi in una tragedia. Verifichi le condizioni che vengono denunciate e dia risposte concrete. Il carcere non può essere ricordato soltanto quando esplode un’emergenza».»
Nadia Di Rocco e l’associazione Quei Bravi Ragazzi Family continueranno a dare voce alle famiglie e a chiedere alle istituzioni attenzione, confronto e interventi concreti sul sistema penitenziario.
Associazione Quei Bravi Ragazzi Family
Presidente – Nadia Di Rocco








